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Neurochirugia, quando ricorrervi

30/07/2021
Info per il pubblico

All’interno dei tanti percorsi presenti all’interno della Neurologia, in Habilita Poliambulatorio San Marco di Bergamo è possibile sottoporsi a visite specialistiche neurochirurgiche e neuro oncologiche. La Dr.ssa Rossella Merli segue questo ambulatorio. Le. Abbiamo chiesto di illustrarci la tipologia di pazienti che solitamente si rivolgono a lei per un consulto.

«Io sono specialista sia in neurologia che in neurochirurgia. Ho lavorato per 40 anni nell’ambito della neurochirurgia, prima agli Ospedali Riuniti, poi in ASST Papa Giovanni XXIII. La neurochirurgia – spiega la Dr.ssa Merli – è una branca della medicina che si occupa dei trattamenti chirurgici di patologie del sistema nervoso centrale e periferico. Si occupa quindi del cervello, del midollo, della colonna vertebrale e dei nervi periferici». 

Quali sono le principali patologie di cui si occupa un neurochirurgo?

«Le patologie che la neurochirurgia tratta sono quelle di tipo cerebrovascolare (emorragie, ematomi sia spontanei che dovuti a rotture di aneurismi o di malformazioni vascolari, angiomi); patologie traumatiche(traumi cranici e traumi della colonna vertebrale); patologie della colonna vertebrale (mal di schiena, lombosciatalgie, ernia del disco, stenosi del canale, spondilo artrosi). La neurochirurgia – prosegue la Dr.ssa Merli – si occupa anche delle malattie infettive del cervello e del midollo spinale. Vengono poi trattate anche patologie come il Parkinson e come l’epilessia. C’è poi una parte di neurochirurgia che tratta il dolore come quello tumorale, oppure quello che possiamo definire “più benigno” come la nevralgia del trigemino. Per quanto riguarda il sistema periferico, tra le patologie più ricorrenti ci sono il tunnel carpale e il neuroma di Morton».

Nell’ambito della neurochirurgia lei si è poi occupata di un aspetto particolare.

«Esatto. Io mi sono occupata di tumori cerebrali. Sono quindi diventata la responsabile dell’attività di neuro oncologia. Lo scopo della neuro oncologia è quello di trattare lo studio e la cura dei tumori cerebrali. L’obiettivo principale è quello di mettere al centro il paziente con tumore cerebrale e la sua famiglia, fornendo un riferimento costante e guidarlo attraverso un percorso di diagnosi e cura che possa essere il più facile possibile, garantendo dei percorsi preferenziali e mantenendo sempre alta la qualità. È importante anche garantire una continuità assistenziale tra l’ospedale e il territorio: conclusasi la fase acuta (ad esempio dopo un ricovero a causa di un intervento chirurgico) si deve fornire la corretta assistenza anche presso l’abitazione o le strutture che ospiteranno il paziente».

CI sono dei sintomi particolari che possono rappresentare un campanello d’allarme e che dovrebbero indicare la necessità di una visita specialistica?

«Ci sono dei sintomi generici, come cefalee, nausea, vomito, disturbi della vista, epilessia e dei sintomi più specifici che variano a seconda di dove è localizzato il tumore all’interno del cervello. All’interno del cervello ci sono zone che controllano il movimento e quindi sappiamo che se in quelle aree è presente un tumore, ci saranno sicuramente disturbi di movimento, paresi e plegie. Possono insorgere disturbi alla vista se la zona interessata è quella deputata alla vista. Ci possono essere poi disturbi della parola, dell’udito, del comportamento o dell’equilibrio». 

I tumori cerebrali oggi come possono essere trattati?

«I tumori cerebrali maligni hanno spesso una prognosi infausta e la sopravvivenza, nonostante la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, non è molto lunga. Purtroppo, la frequenza dei tumori maligni al cervello è in aumento soprattutto della popolazione cha ha oltre 55 anni. Il rischio di avere un tumore cerebrale maligno aumenta con il crescere dell’età. Nonostante i progressi nel campo della medicina abbiano permesso di poter praticare una chirurgia sempre più sicura e radicale, nonostante l’innovazione degli strumenti di diagnosi e la possibilità di utilizzare nuovi farmaci antitumorali, c’è ancora molta strada da fare. Siamo riusciti a migliorare il trattamento dei tumori cerebrali, – conclude la Dr.ssa Merli – riducendone la mobilità e allungando la sopravvivenza: si tratta però di una sfida ancora aperta. Però sappiamo che la medicina, anche se non offre una cura definitiva, deve però essere in grado di alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita delle persone».