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L'ambulatorio di pneumologia per i pazienti post Covid

05/05/2021
Info per il pubblico

A poco più di un anno di distanza dall’inizio della pandemia abbiamo incontrato il Dr. Giovanni Michetti, specialista in Pneumologia, per chiedergli alcune specifiche in merito ai pazienti che, una volta superata la fase acuta del Covid, iniziano il lungo percorso riabilitativo per recuperare le funzionalità respiratorie perse durante la malattia. L’ambulatorio del Dr. Michetti, in Habilita Poliambulatorio San Marco di Bergamo, ha visto radicalmente cambiata la tipologia di pazienti che necessitano di una visita specialistica. «Gli ultimi 14 mesi – spiega il Dr. Michetti – ritengo che resteranno indelebili nel nostro ricordo, soprattutto per noi bergamaschi. L’immagine dei camion militari che portano via le bare credo che non la dimenticherò mai più. Sappiamo bene che Covid ci ha colpito molto pesantemente: non solo per le persone che, purtroppo, non sono state in grado di superare l’infezione acuta, ma anche per tutte quelle persone che, pur avendolo superato, ne portano ancora dei residui. Parliamo di problematiche che spesso si localizzano a livello polmonare».

 

Come è cambiata la tipologia di pazienti del suo ambulatorio di Pneumologia? 

 

«Nel corso dell’ultimo anno la popolazione che veniva nel nostro ambulatorio di Pneumologia è profondamente cambiata. In passato le patologie che si osservavano più frequentemente erano le bronchiti croniche e l’asma. Attualmente circa la metà dei pazienti che richiedono una visita specialistica è composta da persone che hanno avuto il Covid».

 

Quali sono i sintomi che si vengono riferiti più frequentemente dai pazienti che si rivolgono a lei dopo aver superato la fase acuta del Covid? 

 

«I sintomi che più frequentemente vengono segnalati – prosegue il Dr. Michetti – sono la mancanza di fiato e la stanchezza. Il mio compito è quello di capire se questi sintomi sono soggettivi e non hanno quindi una traduzione in danni organici provocati dal Covid, oppure se si tratta di problematiche che sono una conseguenza diretta dell’infezione. Tutto ciò lo possiamo capire effettuando indagini di tipo radiologico o anche semplicemente con dei test di funzionalità respiratoria. Il Covid, quando lascia dei danni, si manifesta provocando un’alterazione di alcuni parametri della spirometria. Poi, naturalmente, nel colloquio cerco di indagare sullo stato generale di salute del paziente. Non è raro il caso in cui il paziente continui ad avere sintomi nonostante presenti un quadro radiologico completamente normalizzato e una spirometria nei parametri della normalità».

 

Si può recuperare al 100% anche dopo una forma grave di Covid?

 

«Inizialmente noi specialisti del polmone avevamo il timore che il Covid potesse lasciare dei quadri di indurimento del polmone (fibrosi polmonare) che avessero poi un decorso progressivo. Fortunatamente questo nostro pessimismo è stato smentito. Purtroppo è stata una delle pochissime cose positive legate alla pandemia. Abbiamo visto persone che hanno avuto forme estremamente gravi di Covid (ricoverati in rianimazione) e che anche nell’immediato post Covid avevano un quadro radiologico ancora molto complicato, con il passare del tempo hanno avuto delle riprese quasi insperabili».

 

In media tra i pazienti che hanno avuto una forma grave di Covid, in quanti riescono a recuperare completamente? 

 

«Se volessimo fare una stima un po’ generica su quante sono le persone che, superata una forma grave di Covid ne riportano dei danni permanenti, credo che siamo sotto il 20%. Un dato che, anche se non posso definirlo rassicurante, non è nemmeno così pessimistico».

 

Esistono, ad oggi, delle terapie efficaci contro il Covid?

 

«In poco più di un anno abbiamo imparato tantissimo sul Covid. Con rammarico, però, bisogna dire che a tutt’oggi non siamo in possesso di un farmaco che combatta il virus che provoca il Covid. Ciò che possiamo fare è sostenere il paziente nel corso della fase acuta e combattere alcune delle complicanze. Mi riferisco ai fenomeni trombotici che si contrastano con l’utilizzo di terapie anticoagulanti, oppure l’uso del cortisone per mitigare l’infiammazione quando è troppo forte. L’unica terapia mirata al Covid sono gli anticorpi monoclonali. Si tratta però di una terapia estremamente costosa e non disponibile per tutti».

 

Come si articola il percorso di un paziente non più positivo al Covid, ma che presenta ancora problemi respiratori? 

 

«Il percorso di un paziente che ha avuto una forma di Covid importante in genere è piuttosto lineare. Una volta superata la fase acuta passa in regime di riabilitazione respiratoria, viene quindi riaffidato al medico curante che, se i sintomi persistono, lo indirizza poi allo specialista per capire se effettivamente il Covid abbia lasciato dei segni permanenti o se ci si possa aspettare che questi sintomi residui svaniscano nel tempo. Il compito dello specialista del polmone – conclude il Dr. Michetti – è quindi quello di valutare l’eventuale utilizzo di farmaci, il ricorso ad una terapia fisica finalizzata al recupero da patologie respiratorie e di indicare al paziente una corretta impostazione della propria quotidianità che possa migliorare la salute dell’attività respiratoria».