L'IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO

martedì 12 novembre 2019

Info per il pubblico
In Italia quello al seno è il primo tumore nelle donne di tutte le fasce di età. Oggi viene sconfitto da nove donne su dieci: la prevenzione funziona. Ma non bisogna abbassare la guardia. Anche Habilita infatti ha preso parte alla campagna della Lilt, chiamata Nastro Rosa, mettendo a disposizione i propri specialisti per visite gratuite nel mese della prevenzione. È importante leggere bene i dati che ci forniscono le statistiche: il numero di donne colpite dal carcinoma mammario è aumentato nell’ultimo anno anche per l’estensione dei programmi di screening, che consentono di individuare i tumori in fase iniziale. E questo permette che la sopravvivenza a 5 anni dalla prima diagnosi sia dell’87 per cento. Si arriva al 92 per cento se si considerano solo le under 55.

Abbiamo chiesto al senologo di Habilita, il Dr. Giuseppe Panzeri di approfondire l’importanza della prevenzione in questo ambito. «Il tumore al seno – spiega il Dr. Panzeri – è il tumore più diffuso nella donna. La sua incidenza è maggiore nei paesi economicamente più avanzati e si stima che una donna su 8 possa ammalarsi di questa patologia nell’arco della vita. Anche se i nuovi casi diagnosticati ogni anno sono in lieve incremento, soprattutto dopo i 40 anni, la mortalità nell’ultimo ventennio è in progressiva diminuzione. È per questo che bisogna fortemente credere nella prevenzione perché è un momento fondamentale per ridurre il rischio di diagnosi di malattia in fase avanzata e per progettare un percorso diagnostico “personalizzato” per ogni donna. Una buona prevenzione permette una diagnosi precoce ed una sopravvivenza superiore al 90%».

Quali sono i principali fattori di rischio, quali quelli protettivi e che tipo di prevenzione possiamo fare?

«Alcuni fattori di rischio sono intrinseci ed immodificabili come l’età: infatti la possibilità di ammalarsi cresce con l’avanzare degli anni o come la vita riproduttiva per cui quanto più la finestra è ampia, menarca precoce e menopausa tardiva, tanto più aumenta il rischio di ammalarsi. Anche la familiarità rappresenta un maggiore fattore di rischio anche se non va confusa con l’ereditarietà. Ciò che bisogna incentivare è piuttosto la cosiddetta prevenzione primaria, che dipende dai nostri comportamenti, per cui uno stile di vita “sano” con una dieta ricca di frutta, verdura e pesce; una giusta attività fisica, l’evitare il sovrappeso, il fumo e l’abuso di alcool può permettere una riduzione significativa del rischio di ammalarsi».

Qual è il ruolo dell’autopalpazione?

«L’autopalpazione – prosegue il Dr. Panzeri – non deve essere considerata un esame di screening e non deve sostituire la visita clinica e la diagnostica strumentale, ma è comunque un momento importante e da incentivare perché la donna che conosce il proprio seno può accorgersi che “qualcosa è cambiato” rispetto all’autopalpazione precedente e rivolgersi quindi precocemente al proprio medico o allo specialista».

Qual è l’età giusta per iniziare a pensare ad una visita senologica?

«Anche se non ci sono criteri assolutamente definiti penso che sia corretto iniziare a pensare ad una vista senologica attorno ai 25 anni. Se è pur vero che l’incidenza aumenta con l’età è altrettanto vero che una discreta percentuale di casi si manifesta prima dell’età dello screening. È raccomandato invece – conclude il Dr. Panzeri – lo screening mammografico annuale dall’età di 40 anni integrato dalla visita clinica».

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